Quale strada, Cogollo del Cengio 20 Maggio 2015

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Come cooperativa stiamo pensando da un po’ di tempo a questa serata. Nasce da una riflessione maturata un po’ di tempo fa. Oltre al lavoro che ogni giorno svolgiamo, nell’assistenza quotidiana a persone con difficoltà, abbiamo sentito che c’era qualcos’altro che potevamo e dovevamo fare. E’ stata la consapevolezza che i servizi socio sanitari ed educativi che svolgiamo siano sempre più immersi in una realtà in cui tanti altri aspetti si intersecano, come a formare una fitta rete di relazioni tra noi, l’ambiente che ci circonda, le strade che ogni giorno percorriamo, la qualità dell’aria, il cibo che produciamo e che poi mangiamo, i desideri e le aspirazioni verso il futuro, le scelte della politica. Sono tutti elementi che costituiscono la salute di una persona e di una comunità di persone.
Questo sentirsi parte in maniera più stretta delle tante sfaccettature di una comunità, ci ha portato a contatto con persone, gruppi organizzati o informali, aziende ed associazioni.
In questi incontri abbiamo percepito da parte di molti il desiderio di tornare ad “abitare” il proprio territorio, cercando forme di partecipazione e di interessamento più vive, più consapevoli, non rassegnandosi all’accettazione passiva delle decisioni prese da altri e cercando di dare un contenuto civile alle proprie idee e quindi alle proprie scelte. In particolare, sottolineiamo il movimento che si sta generando nell’Alto Vicentino attorno al tema dei Beni Comuni, piuttosto che alle esperienze di agricoltura o turismo sociale, le reti di economia solidale, le tante start up creative che stanno nascendo, l’interesse ed il ritorno di molti alla gestione dell’orto, le formazioni sull’agricoltura biologica, i tanti trekking organizzati per conoscere il territorio… oltre al lavoro incessante di persone riunite in presidi, comitati, associazioni.
In particolare nel territorio dove siamo nati e operiamo, le vallate dell’Astico e del Posina, in questi ultimi anni è diventato oggetto di attenzioni e discussioni il progetto della Valdastico Nord: un’opera che ha generato molte discussioni, punti di vista diversi, contrasti, distinguo, proclami. Come cooperativa sociale sentiamo che questa opera (grande) rappresenta un bivio per queste comunità, per quello che potrebbe o non potrebbe generare la sua realizzazione in termini ambientali, sociali, di benessere. E più in generale sentiamo che il tema di questa strada ha a che fare con quali strade, reali o metaforiche, vogliamo costruire e percorrere per il bene di un territorio, di un Paese intero che ci da l’idea di aver perso l’abitudine di immaginare un futuro per le nostre comunità e le prossime generazioni.
In queste nostre riflessioni abbiamo incontrato con favore il lavoro di Renzo Priante che ha dedicato tempo e passione per studiare il rapporto tra uomo e ambiente, in particolare nell’Alto Vicentino ed in particolare sul progetto della Valdastico Nord. Il suo è un modo di lavorare chiaro e approfondito, senza pregiudizi, libero da semplificazioni, ma sostenuto da valide argomentazioni che si smarcano dalla moda degli slogan da campagna elettorale.
Insieme a lui è presente il Comitato No Valdastico Nord che ha avuto il merito in questi anni di tenere alta la guardia, come spesso succede in giro per l’Italia, grazie all’impegno volontario di tanti cittadini che si prendono a cuore il posto dove abitano;
Invitata anche Tiziana Occhino, sindaco di Arsiero, eletta l’anno scorso e firmataria insieme ad un gruppo di sindaci dell’Alto Vicentino di una lettera molto critica sul progetto dell’Autostrada.
Invitati anche i candidati sindaco di Cogollo del Cengio e a loro chiederemo una riflessione una volta sentiti i relatori. E lasceremo spazio anche ad eventuali domande del pubblico, nell’ottica sempre di sviluppare un pensiero e formarci un’opinione concreta sui fatti. Questa dovrebbe essere sempre la modalità da seguire. Invece spesso chi sta dalla parte del “no” deve argomentare con numerose prove concrete i suoi “no”. Chi sta dalla parte del “si” se la cava spesso dicendo “serve per lo sviluppo”.

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